1917

quadrato neroCi sono stati periodi, durante la storia, in cui si è molto sognato.

L’inizio del 1900 è stato uno di questi e ha coinciso con un’incredibile fioritura artistica.

Ricorrono cento anni dalla Rivoluzione Russa e qua e là si leggono articoli. Tra questi uno su il Manifesto dell’otto novembre, a cura di Arianna Di Genova, ha reso bene l’atmosfera creativa dell’epoca, i suoi sogni, appunto, e il suo veloce declino.

Rimangono le opere, gli scritti, la memoria di cui è importante fare tesoro perché i sogni tornano e le speranze non possono morire. Così si modifica la realtà, lentamente, con grandi sommovimenti e a piccoli passi, se non ci si dimentica che abbiamo il diritto e il dovere di migliorare lo stato delle cose.

Le parole che seguono sono una sintesi dell’articolo di cui appena detto.

o-construtivismo-russo-suprematismo-e-de-stijl-4-638Quando si coniugano Rivoluzione Russa e Avangiardie bisogna tenere presente che artisti e letterati precedettero e nutrirono, con la ricchezza delle loro intuizioni, il “mondo nuovo” proclamato dai tumulti bolscevichi. In un certo senso gli aprirono la strada. Chi con scritti venati di spiritualismo, chi progettando mobili e ambienti, chi risvegliando il folklore, chi cospargendo tutto col disincanto dei tempi: nessuno aspettò i moti di piazza.

Nell’universo artistico nel 1917 era già accaduto quasi tutto.

Ma la vera novità della rivoluzione fu che l’intelligencija del momento fu scelta per dirigere le più importanti istituzioni pedagogiche e per dare un’impronta estetica alla rappresentazione della società che andava germogliando.

E la sperimentazione andò davvero al potere.

Lenin durante il suo mandato – fino al 1929 – cercò di favorire il desiderio di libertà degli artisti, distribuendo cariche a Majakovskij, Tatlin, Rodchenko.

La cultura russa era in fermento, una fucina di progetti. Nella scuola statale d’arte di Mosca si lavorava insieme, gli atelier erano gratuiti, gli studenti eleggevano i docenti, le decisioni si prendevano discutendone in assemblea.

In quegli anni prima del 1921 vennero costruiti ben trentasei musei e la Russia fu il primo paese al mondo ad esporre le sue collezioni di arte astratta.

Presto però quell’organizzazione “dal basso” finì nel caos e a prendere le redini di una nuova scuola più “regolata” fu Kandinskij che, a modo suo, fiancheggiò gli ideali rivoluzionari. Quale fu il problema? Fu che ben presto suprematisti, costruttivisti e seguaci di Kandinskij cominciarono a litigare, furiosamente.

kandiWassilij Kandinskij – considerato troppo “spirituale” – finì col prendere la strada dell’esilio in Germania, dove Gropius gli offrì un posto da insegnante alla scuola del Bauhaus, e le lotte intestine furono vinte dai costruttivisti guidati da Tatlin.

Servirsi dei mezzi moderni di produzione e liberare gli esseri umani dalla schiavitù del lavoro era la parola d’ordine; l’architettura il pilastro fondante per l’avvento di una società migliore. Però soldi non ce n’erano e la maggior parte dei progetti rimasero sulla carta.

Malevic all’inizio aveva incarnato la rivoluzione insegnando a Vitebsk (scalzando Chagall) e con i suoi allievi realizzava spettacoli, feste popolari, mostre, programmi radiofonici, decoravano i tram e preparavano striscioni per gli scioperi. Gli operai li chiamavano per dipingere pareti nelle fabbriche e negli uffici con l’arte astratta del suprematismo. Durò poco, il collettivo fu accusato di essere una setta e all’artista fu revocato l’incarico.

realismo socialistaGià nel 1922 il governo incominciava a spianare la strada per quello che sarà poi il Realismo Socialista. Scopo: rappresentare le gesta dell’armata rossa e la vita quotidiana del popolo. Le fantasticherie astratte potevano restarsene in soffitta.

Canti senza parole

“una grande opera d’arte è come un grande spavento”

10-07 alexej jawlensky - collineAlexej  Jawlensky, pittore russo naturalizzato tedesco  – Aleksej Georgievič Javlenskij  è il suo nome d’origine – (Torzok, 1864 – Wiesbaden 1941) è stato rappresentante dell’espressionismo tedesco.  Così la storia dell’arte sintetizza, inquadrando in una casella, vita e lavoro di un artista. In realtà Jawlensky, nato in una famiglia di tradizioni militari, fu dapprima capitano delle Guardie Imperiali di San Pietroburgo e solo  a trentadue anni capì che quella non era la sua strada. Lasciato l’esercito incominciò a studiare pittura presso l’Accademia russa di belle arti a San Pietroburgo nella quale però trovò un’ impostatazione troppo rigida tanto che, nel giro di poco, abbandonò anche gli studi per  iniziare a viaggiare in Europa. Nel 1896 sarà a Monaco di Baviera dove, in seguito all’incontro con  Vasilij Kandinskij, entrerà a far parte del Blaue Reiter, il gruppo di artisti formatosi nel 1911 per iniziativa di Kandinskij e Franz Marc.

Alexei-Jawlensky-Murnau-LandscapeIl percorso artistico di Jawlensky, che prende avvio da una sensibilità russa, mistica e popolare, si trasformerà strada facendo dando vita a un lungo  percorso che vede  il colore sempre al centro del suo lavoro. Liberato da ogni funzione di mimesi naturalistica godrà di tutta la sua autonomia espressiva. Infatti già nei lavori dei primissimi anni del novecento la sua pittura diventa bidimensionale, incurante delle ombre e con un uso del colore quale preziosissimo mezzo compositivo. Una pittura dalle forme semplificate, sintetizzate, con tonalità cromatiche allo stato puro raggruppate in ampie superfici delimitate da forti linee nere.

jawlensky-800002Nella Germania di quegli anni d’inizio secolo la figura di Jawlensky divenne fra le più importanti dell’avanguardia e a Murnau, insieme a  Kandinskij, fu punto di riferimento per tutti quegli artisti che ancora non avevano elaborato uno stile personale. Tra il 1909 e il 1913 tutta la sua prorompente forza espressiva si materializzerà in una serie di paesaggi carichi di emozionalità che raccontano la sua natura unita ad una carica visionaria proveniente da quella che lui stesso chiamerà “estasi interiore”.

Alexei-Jawlensky-Portrait-of-a-Woman-Katia-2-Nell’agosto 1914, come tutti gli emigrati russi, venne espulso in malo modo dalla Germania e trascorse in Svizzera gli anni della prima guerra mondiale. Dal 1922 tornò in Germania dove visse nella città di Wiesbaden.  Nel1930 fece domanda per avere la nazionalità tedesca, che ottenne nel 1934. Dal 1937 non sarà più in grado di dipingere a causa di una grave artrite  ma il suo nome entrerà nell’elenco degli artisti che il regime nazista bollerà come arte degenerata. Subire la brutalità dell’espulsione dalla Germania segnerà profondamente la sua vita e il lavoro. Si attenuerà per sempre il piacere per i forti contrasti a favore di un processo di spiritualizzazione già in atto che diventerà ancor più radicale, cercando  nell’ armonia delle forme della natura, nei suoi cicli immutabili e nei suoi silenzi, una personale armonia interiore. Armonia che trasferisce nei dipinti stessi, “canti senza parole” nei quali la rappresentazione del paesaggio si fa sempre più astratta, le forme perdono compattezza  e i colori diluiti vengono applicati a chiazze sulla tela mai completamente ricoperta.

Alexej-Georgewitsch-Von-Jawlensky-Woman_s-Head-2--SNon dovevo dipingere ciò che vedevo e neanche ciò che sentivo, ma solo quello che viveva in me, nella mia anima”.

577B5334Anche la stupefacente serie di ritratti che, in qualche modo, costituisce la sua impronta subisce variazioni simili a quelle del paesaggio e l’ itinerario che egli percorre  attraverso la rappresentazione del volto lo porterà ad una sempre maggiore semplificazione che avrà il suo punto massimo nella commovente serie delle Meditazioni che eseguirà quando ormai l’artrite gli rendeva quasi impossibile l’uso delle mani.  Spinto dal desiderio di penetrare il mistero dell’essere umano, di cercarne l’intima verità,  stringe sempre più il campo visivo fino al punto estremo in cui i volti non hanno più contorni ma occupano tutta la superficie come nelle piccolissime Meditazioni, la cui forza spirituale li innalza al livello delle più belle icone della sua tradizione d’origine.

848b9ce691cf49cc953ca4def8760484Nelle sue Memorie, compilate nel 1937, parla di un’estasi interiore che lo aveva portato ai suoi primi dipinti, e inoltre di uno sconvolgimento della sua anima che lo aveva convertito da Saulo a Paulo. L’arte rimase sempre per lui la cosa più sacra: arte è brama di Dio – arte è il Dio visibile.

Mostre-di-primavera-a-Milano-e-Francoforte007bigQuando non fu più in grado di dipingere, nel 1938, scrisse: – e poi mi era necessario trovare una forma per il volto, poiché avevo compreso che la grande arte deve essere dipinta solo con sentimento religioso. E questo lo potevo mettere soltanto nel volto umano. (…) Il volto per me non è un volto, ma tutto il cosmo. Nel volto si manifesta tutto il cosmo.frase-sec-jalewski1