Raccontare un mondo. Africa

Quale avvenire per la nostra arte?

Quale avvenire per la nostra arte in un mondo dove gli artisti viventi sono per la maggior parte oppressi? … una sola soluzione. Sta nell’essere accettati in Francia. Sembra che un artista accettato in Francia sia senza dubbio accettabile nel mondo intero. E chi dice Francia dice il Museo d’Arte Moderna.  Sì, ma …questo Museo d’Arte Moderna non è razzista???

fullsizeoutput_4c5Questa frase è riportata in un quadro dove sono rappresentati Picasso, prodotti dell’artigianato africano (maschere in legno, un vaso) e quello che ai nostri occhi sembra avere l’aria del ricco mercante.

E’ risaputo come il famoso artista spagnolo abbia attinto linfa vitale dall’arte africana, cioè da tutte quelle meravigliose opere che nel loro luogo d’origine nessuno chiama “arte” perché la parola non esiste, perché nascono dalla vita e ne sono parte intrinseca. Sono state sua legittima fonte d’ispirazione. Il mercante che ha capito come gira il mondo è diventato ricco vendendo l’ artigianato della sua gente agli europei amanti delle opere tribali …  anche questo – si può dire – sfruttamento dell’Africa; certo non il peggiore.

fullsizeoutput_4cbFino all’undici settembre al Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) di Milano è possibile visitare la mostra: AFRICA. Raccontare un mondo.  Dove le opere di 33 artisti, di generazioni differenti, ci sottopongono le loro ricerche visuali e narrative per comprendere i vari volti di una nazione.

fullsizeoutput_4c3L’arte africana contemporanea pone questioni essenziali – politiche, economiche, religiose e di genere – che riguardano il presente e il futuro di uno fra i continenti più complessi del nostro pianeta, ma anche il nostro, di europei chiamati alla resa dei conti dopo secoli di colonizzazione e sfruttamento selvaggio.

fullsizeoutput_4c0Abbiamo fotografato la suggestiva istallazione dell’artista camerunense Barthelemy Toguo – Strada dell’esilio – composta da una barca di legno piena di fagotti che naviga in un mare di bottiglie di plastica; e alcune delle maschere africane contemporanee che Romuald Hazoumè, artista originario del Bènin, crea riciclando  perlopiù taniche di plastica. Si tratta di materiale di scarto onnipresente nel suo paese in cui spesso è utilizzato per trasportare riso al confine con la Nigeria dove viene scambiato, al mercato nero, con benzina. Recupero di materiali usati che comunque mantiene evidente un forte legame con la tradizione Yoruba (Famosi per la loro abilità come scultori oggi gli Yoruba costituiscono l’elite della società nigeriana e beniniana).

fullsizeoutput_4c9Solo pochi esempi di un’esposizione, non grandissima, ma che mostra molto altro per cui una visita attenta vale la pena.