dell’altro e dell’altrove

839426Cosa succede se delle persone si insediano in un ex salumificio perché hanno bisogno di una casa e poi arrivano degli artisti che intendono raccontare e valorizzare questa azione? Succede che col tempo lo spirito dell’arte si allarga fino a coinvolgere tutti, abitanti e visitatori, alimentando la convinzione che proprio l’arte possa essere la chiave per salvare tutto. E’ cominciata così, nel marzo del 2009, con un’occupazione sulla Prenestina al civico 913, periferia est di Roma, la storia di quello che diventerà il Museo dell’Altro e dell’Altrove – MAAM – di Metropoliz e dei suoi abitanti. Ma non si può comprendere fino in fondo la realtà di questo luogo, dove l’arte salva lo spazio e lo spazio salva l’arte, senza conoscerne la storia.

maam-giorgio-benni-museo-dell-altro-e-dell-altrove-di-metropolizEra l’ex stabilimento del salumificio Fiorucci e venne occupato con un duplice scopo: quello primario di risolvere problemi abitativi per molti e come atto dimostrativo contro un colosso delle costruzioni proprietario dell’immobile. Niente è arduo per colui che vuole, Nihil difficile volenti, dice la scritta riprodotta da Pasquale Altieri che allude all’andare nello spazio e ritornare con la l.u.n.a  - incastonata tra le travi del soffitto del cortile da Massimo de Giovanni –  ma anche alla mescolanza di più lingue e culture che qui è stata proficua e non generatrice di caos. Di fatto diviene il motto del MAAM.

Massimo-De-Giovanni_L.U.N.A.Una volta era un macello. I maiali entravano vivi passando per un corridoio che si fa sempre più stretto, alla fine storditi con una pistola dalla punta di ferro e appesi per gli arti posteriori su una guidovia che procedeva verso la sala dove si eseguiva lo sgozzamento. Colato il sangue, le carcasse passavano attraverso la macchina scuoiatrice, che ricorda un autolavaggio con tanto di spatole roteanti, finché si passava all’eviscerazione.

DSCF6755Adesso sul muro di una sala c’è l’affresco della Cappella Porcina eMAAMcipazione di Pablo Mesa Cappella e Gonzalo Orquín, che rivisita il percorso dei maiali nella fabbrica, ribaltandolo dalla morte alla vita. Nella stanza adiacente, che ospitava le vasche di raccolta del sangue, le opere di Nicola Alessandrini e Vincenzo Pennacchi richiamano quello che queste pareti hanno effettivamente visto per anni.

nicola-alessandrini-new-mural-for-maam-in-rome-01La suggestione di mettere l’arte in un luogo di morte Roma l’aveva già vissuta con l’apertura della sede secondaria del MACRO/Museo Arte Contemporanea Roma, chiamata MACRO Future e situata in due padiglioni dell’ex mattatoio nel quartiere Testaccio. Ma questo, come tutti i musei, acquisisce, ordina, cataloga, conserva, comunica e soprattutto espone cultura, scienza e tecnica. Bisogna andare in certi orari, solitamente si paga un biglietto, le opere sono chiuse e protette, per cui si richiede e si alimenta un certo distacco tra chi realizza e chi osserva. Qui no, qui ci si abita.

4ae0d16918553ac5e4eeb2c05bc2ab69Torniamo al 2009. Grazie al contributo dei Blocchi Precari Metropolitani – organizzazione romana nata nel 2007 per rivendicare il diritto all’abitare – nasce Metropoliz e nell’ex stabilimento si ricavano alloggi per circa 200 persone (una sessantina di famiglie con anche tanti bambini): italiani con i peruviani, rumeni, ucraini, marocchini, comunque persone accomunate da qualcosa, senza risorse e aiuti dallo Stato, che si sono fatte guidare dall’intraprendenza dei Bpm. Particolarità di questa occupazione è stata l’inclusione dei rom del campo nomadi di Centocelle che, sotto minaccia di sgombero, si è avvicinato a questo esperimento di autogestione partecipando alle manifestazioni e facendo sentire la loro voce. Così una collettività da sempre abituata a regole proprie ha iniziato a fare i conti con una realtà più complessa, accettando i necessari compromessi.

La-sala-delle-feste-tra-gli-altri-i-recenti-interventi-di-Giovanni-Albanese-e-Gianfranco-Scribone-ph.-Giorgio-BenniE fin qui, pur con la variabile rom, sembra una normale storia di occupazioni. Ma un giorno, alla porta della città meticcia, arriva a bussare Giorgio De Finis, antropologo, artista e regista, accompagnato dal collega film maker Fabrizio Boni. È il 2012 e il primo progetto artistico in cui Metropoliz si imbatte riguarda la realizzazione del documentario Space Metropoliz (online le puntate)“per ridare voce al sogno, giocando sull’impossibile”. L’impossibilità di avere una casa e di chiedere la luna …

mg_4694Il film coinvolse i primi street artist che incominciarono a segnare le pareti e, da allora, gli artisti hanno continuato ad arrivare lasciando la loro impronta, i loro segni che arricchiscono lo spazio mentre la vita, sempre un po’ meno precaria, va avanti. Dallo Space Metropoliz è nato MAAM, il Museo dell’Altro e dell’Altrove, dove per  “Altro” si intende la “città meticcia”, come la definiscono gli stessi abitanti, in continua evoluzione, e per “Altrove” l’intenzione di “continuare a mantenere le diversità perché sono un valore”.

Anche gli abitanti, insieme a Francesco CareridiStalker/Osservatorio nomade, iniziarono a farsi coinvolgere nel gioco dell’arte, contribuendo alla costruzione di un razzo, l’essenziale mezzo e simbolo della conquista dell’impossibile.

14015…strano che il Maam non sia sulla bocca di tutti proprio nella sua città, a Roma, mentre richiama artisti da tutte le parti del mondo; comunque chi è interessato a conoscere meglio questa storia può andare su YouTube, cercare le puntate di Space Metropoliz , e dare un’occhiata.

14401154633_33997060ee_bNoi, per come la vediamo, siamo certi, insieme ai metropoliziani, che proprio l’arte possa essere la chiave per salvare tutto e, in una realtà come questa, vediamo germi di un futuro inclusivo, pieno di fantasia e in continuo movimento, da cui trarre ispirazione e voglia di cambiamento.