La parte non mediocre della vita

AJ21Dell’internazionale situazionista e dei situazionisti generalmente si sa poco. Il loro carattere è stato così sovvertitore che, dopo vari cambiamenti, nell’arco di una quindicina d’anni hanno chiuso I battenti. Nati nel luglio del 1957 nel retro di un bar nel paesino ligure di Cosio d’Arroscia si auto-sciolgono a Parigi nel 1972.

Si erano proposti di inventare i giochi di una nuova esistenza, di ampliare la parte non mediocre della vita. Si sono scontrati con la potenza del mercato che già in quegli anni aveva la capacità di assorbire al suo interno, traendone profitto, anche il gesto più sovvertitore.

AD00435_10Abbiamo già avvicinato questo movimento con la figura di Pinot Gallizio. Vogliamo dire qualcosa di più su questo gruppo formato da persone che, più di quaranta anni fa, avevano molto chiara la deriva che il mondo dell’arte stava prendendo insieme a tutto il resto delle cose.

Nella loro breve vita si sono spostati dall’ambito delle avanguardie aristico-letterarie  a quello più ampio della critica rivoluzionaria e tra i personaggi più rappresentativi al loro interno è fondamentale ricordare, oltre al già citato Gallizio, il fondamentale Guy Debord, di origine francese e il danese Asger Jorn.

jeg_hader_solskinTra i concetti cardine del movimento è quello sul potenziale rivoluzionario del tempo libero. Dicevano: la classe dominante riesce a servirsi del tempo libero che il proletariato rivoluzionario le ha strappato, sviluppando un vasto settore industriael del dopolavoro che è un incomparabile strumento di abbruttimento del proletariato con sottoprodotti dell’ideologia mistificatrice e dei gusti della borghesia. Nel tempo libero un’ occupazione suggerita era  senz’altro quella di esplorare le città vagando senza meta, lasciandosi guidare dall’ambiente circostante oppure seguendo giochi psicogeografici come l’esplorazione di un luogo seguendo la mappa di un’altro. Il fine di queste “ricerche” era gettare le basi per la costruzione di un ambiente che permettesse uno stile di vita liberato, più alto e più piacevole.

Asger-Jorn-The-Flying-Dutchman-1959-Image-via-petzelcomNonostante gli errori, l’internazionale situazionista è forse stata il più importante tentativo collettivo di costruire una critica alle nuove forme di dominio che si sono create negli stati capitalisti avanzati dal dopoguerra in poi. Una critica rivoluzionaria al passo con l’avvento del consumismo dove la società dello spettacolo teorizzata da Guy Debord è diventata sempre più di sconcertante attualità.

Interessante è domandarsi quale “eredità situazionista” sia ancora spendibile e come.

Lasciamo, per chi fosse interessato ad approfondire, la lettura della Breve Storia dell’Internazionale Situazionista nella piccola edizione della casa editrice Nautilus e la visita alla casa-museo di Asger Jorn in quel di Albisola nella provincia di Savona (previo telefonata all’ufficio per il turismo).

Le immagini che fanno da corredo al nostro breve testo riproducono opere di Jorn.

 

 

 

 

 

Ricostruire il mondo

4   I guitti, 1956Tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ’60 del secolo scorso Guseppe “Pinot” Gallizio (Alba, 1902 – 1964) entra a far parte del “mondo dell’arte” e lo fa in maniera assai anomala: ha già cinquant’anni e non frequenta i luoghi deputati, quelli dove c’è fermento artistico. A quell’epoca Milano e Parigi. Lui vive ad Alba, fa il farmacista ed è consigliere comunale. Da lì non si sposta. Cerca di trarre energia dalla sua terra, l’energia necessaria a liberare l’essere umano.

6   Morte di un pidocchio viaggiatore, 1956E con Pinot Gallizio Alba diventa un crocevia importante dell’arte europea. Nel 1954 con Asger Jorn dà vita al Laboratorio Sperimentale del Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista (MIBI) con sede proprio nella sua casa. Nel 1957 a Cosio di Arroscia partecipa alla fondazione dell’Internazionale situazionista, che nasce dalla fusione del movimento lettrista con il Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista, insieme a Guy Debord, Michèle Bernstein, Asger Jorn, Constant Nieuwenhuys, Walter Olmo, Piero Simondo, Elena Verrone, Rulph Rumney.

5   58oc18_origDa Alba passano tutti gli spiriti liberi dell’epoca, ma anche gente commune e gli artisti anti-accademici interessati alla sperimentazione, individuale e collettiva, che è di casa nel laboratorio di Pinot. Il suo percorso che giocoforza non può essere lineare, sarà sempre lucido e ben documentato con fotografie e diari. La sua arte è conseguenza della vita e la necessità è quella di ricostruire il mondo. Non c’è moralismo e non si insegna niente a nessuno: si sperimenta perchè in questa modalità si vede l’unico modo per ridestare gli artisti.

Pinot-Gallizio-ad-AlbaGallizio non può accettare una società dove le persone sono convinte di lottare per la loro emancipazione mentre invece lottano per essere serve quindi, come uomo e come artista, cercherà di combattere direttamente il “sistema dell’arte” proponendo la pittura industriale, così chiamata perchè prodotta a ritmi industriali. Riempiendo enormi rotoli di tela di una quantità svariata di materiali le opera vengono poi vendute a metri, oppure usate per confezionare abiti o tende. L’idea era quella di attaccare il dogma della preziosità dell’opera d’arte attraverso la sovrapproduzione. Il gesto libero, caratteristico dell’arte informale, veniva portato alle estreme conseguenze.

Sul finire degli anni ’50 una serie di mostre a Torino, Milano e Parigi offrono la possibilità di un buon successo commerciale perchè, nonostante le loro migliori intenzioni, i lavori dei situazionisti piacciono all’establishment. Il gruppo prova a spiegare ciò come un tentativo di difesa da parte del mondo dell’arte, un tentativo di comprare la rivoluzione. Il loro contrattacco è quello di quadruplicare il prezzo delle opere. Ma, come diceva  Debord, tutte le avanguardie vengono riassorbite dal sistema e perdono il loro potenziale rivoluzionario. Perciò egli auspicava la creazione di situazioni , la costruzione concreta di momentanei ambienti di vita  e la loro trasformazione in momenti di una qualità passionale superiore. Le situazioni vengono viste come l’opposto dello spettacolo che è la forma di vita alienata imposta dal capitalismo avanzato.

1336756411bAd ogni buon conto, anche se l’intento ultimo distruttivo di Pinot Gallizio non riuscì, la sua figura rimane di primaria importanza in quanto strumentale alla presa di coscienza di un necessario superamento dell’informale e di un’apertura verso le successive tendenze del novecento. Arte per lui era vedere la vita come gioco, gesto libero, spontaneo, liberatorio … sino a quando, suo malgrado, non diventa stanca riproposizione. Allora ritorna al quadro, ad un segno più interiore, intimo. Arriva alle monocromie. La riduzione ad un unico colore che copre tutto ha per lui il significato di arrivare ad uno spazio libero, su cui poter ricostruire. Poi ricopre di nero ogni cosa, nero che inghiotte colori e cose per ricominciare ad andare verso l’ignoto ancora una volta.

Una meteora. Muore a soli sessantadue anni.