la vita è creatività

KM-101.173_kleinQuale legame intercorre tra arte e agricoltura?  Ce lo siamo chiesti e ne abbiamo fatto un articolo che è uscito, un po’ in disparte, tra le righe della Casella Postale di “A rivista anarchica” in questo mese di giugno.  Lo riportiamo tale e quale.

Arte genuina e clandestina

 Sulle pagine di questa rivista si è parlato più volte della “comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare” che si fa chiamare Genuino Clandestino. Diversi gli articoli su esperienze in atto in zone diverse d’Italia e nel 2015 la recensione al libro uscito per quelli di Terra Nuova Edizioni: Genuino Clandestino. Viaggio tra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere.

Da quando scrissi quella recensione ad oggi mi è capitato di fare amicizia con alcune persone che hanno scelto di vivere del lavoro contadino e che, per poterlo fare con dignità, hanno scelto di rimanere completamente fuori dal mondo del grande commercio alimentare ed essere quindi clandestini, come provocatoriamente amano definirsi, visto che nessuno è meno clandestino di chi vende i suoi prodotti in piazza e invita a visitare i propri luoghi di lavoro a garanzia della genuinità del suo prodotto.

Incrociando a questa realtà molti altri pensieri e passioni un giorno mi son detta che era possibile formulare l’ipotesi: Arte sta al mondo-mercato dell’arte come Genuino Clandestino sta all’agrobusinnes. Infatti paragonare l’arte all’agricoltura può sembrare assurdo soltanto a prima vista, a uno sguardo frettoloso che proceda mettendo ogni cosa, separata dall’altra, nel suo classificatore. In realtà entrambe producono beni essenziali per la nostra vita, entrambe hanno a che fare con la bellezza, entrambe sono vittime del medesimo disgraziato destino che sta alterando alla radice la loro fisionomia.

AgricolturaSappiamo bene che, originariamente, non esistevano né arte né agricoltura ma solo esseri umani mossi da bisogni e creatività, che vivevano in relazione alla terra dalla quale ricavavano sostentamento, e sulla quale lasciavano tracce del loro passaggio.

Credo sia importante andare a ritroso nel tempo per comprendere e poter ragionare su cose per noi così essenziali come cibo e arte; per trovare il valore originario di ciò che permette la nostra vita, quel che sta al principio e la cui distruzione sta causando danni irreversibili. Possiamo farci le stesse domande che si è fatto l’archeologo Emmanuel Anati nel corso dei suoi studi e, ad esempio, chiederci cosa rivela l’arte dei primordi sulla natura stessa dell’arte, intesa come fenomeno che coinvolge l’intera specie umana? Se l’essere umano dipinse ed incise sulle pareti rocciose da quando gli si attribuisce il carattere di sapiens e lasciò le sue impronte, sotto forma di arte rupestre, negli angoli più remoti dei cinque continenti, questo straordinario proliferare di arte visuale cosa ci racconta della nostra stessa essenza? (1)

800px-Algerien_5_0049Se l’essere umano ha vissuto per epoche intere di caccia e raccolta e solo la degenerazione relativamente recente ha trasformato la piccola primordiale agricoltura in bisogno di accumulo per colmare ansia di sicurezza e brama di potere, questo che cosa ci racconta?

Non cerco di guardare indietro come a una sorta di paradiso perduto – che oltretutto paradiso probabilmente non era – ma se quello che caratterizza la nostra contemporaneità è proprio la possibilità di attingere a un bagaglio immenso di conoscenza, e poi di tessere i fili che attraversano le esperienze, la storia e la preistoria da cui quella conoscenza è scaturita, perché non farne buon uso, perché non imparare, perché non interrogarci e fare di quel particolare tipo di intelligenza che ci caratterizza come homo sapiens evoluto il volano per invertire la rotta? Non sto dicendo novità, voglio solo mettere accenti e sottolineare il bisogno di unire le esperienze che ci fanno vivere; di dar valore al pane insieme alle rose, tanto per usare una metafora e rifarmi a una vecchia amata canzone.

Parlando di cibo la storia sembra abbastanza semplice, con l’arte le cose si complicano un po’. Allora vorrei provare a dare un’occhiata – seppure sommaria – alla storia del concetto di arte per notare come si sia andato formando e trasformando solo nel corso del tempo più recente, quello che, per intenderci, alle nostre latitudini facciamo partire dall’antichità greca e latina. Lo stesso concetto prima era inesistente.

Il termine a quel tempo stava a significare la conoscenza delle regole mediante le quali si era in grado di produrre un oggetto ed era sicuramente più vicino a ciò che oggi chiamiamo artigianato. Infatti si dice ancora per un lavoro manuale ben eseguito che è stato fatto “a regola d’arte”.

Brevissimamente possiamo quindi dire che le prime “classificazioni dell’arte” iniziarono nel periodo greco ellenistico (dal 323 a.C. al 31 a.C. per avere un’idea in termini di tempo), si definirono maggiormente nel Medioevo (arti comuni, arti liberali) e fu soltanto nel corso del Rinascimento che la condizione sociale degli artisti migliorò a tal punto da contribuire a separarli dagli scienziati e dagli artigiani.

E’ nella prima metà del 1700 che il filosofo tedesco Baumgarten conia il termine estetica, mentre, verso la fine del medesimo secolo, i concetti di bello e di arte incominciarono a essere messi in discussione fino ad arrivare, con il Novecento, a far diventare il termine stesso di arte un concetto aperto in cui potevano confluire varie sfaccettature e definizioni. Si arriva così alla storia dell’arte più recente e alle cosiddette “avanguardie artistiche” che hanno avuto l’obiettivo di trasformare, più o meno radicalmente a seconda dei casi, le stesse finalità dell’arte. Ma anche quel tempo è finito e – citando Francesco Porzio dal suo Manifesto per un’arte futura – oggi ci tocca un’epoca dove “i professori del contemporaneo usurpano le forme che artisti degni di questo nome avevano impiegato con la saggezza del primitivo e la maturità del bambino e le utilizzano per esprimere il nulla con l’irresponsabilità dell’adulto civilizzato e la puerile volgarità delle accademie di ogni tempo. Essi non immaginano neppure la forza della creazione perché tutto ciò che hanno saputo fare, ancora una volta, è stato trasformare la libertà in un sistema di convenzioni”. (2)

9213753Le forme dell’arte sono usurpate tanto quanto è cambiato il nostro rapporto con il cibo e la terra da cui esso nasce. Centinaia di migliaia di anni ci hanno visto vivere relativamente liberi, fino a quando ebbe inizio quella che viene chiamata “rivoluzione neolitica” (reperti più antichi la fanno risalire al decimo millennio a. C.) portando una modifica radicale al nostro tipo di alimentazione insieme al sistema sociale delle comunità. Da nomadi e socialmente poco strutturati diventammo sedentari, dando origine ad agglomerati di grandi dimensioni che si costituirono in villaggi e città. Gli esempi più noti di società agricole neolitiche organizzate sono le città sumere, la cui nascita segna anche il passaggio dalla preistoria alla storia.

176A5_019_01Con gli insediamenti stabili e la coltivazione aumentò la popolazione, di conseguenza iniziarono la divisione del lavoro e le prime forme di amministrazione politica/commerciale. Fu in quel periodo che l’ambiente naturale iniziò a essere manipolato unicamente a favore della specie umana.

Da quel momento a oggi, dove il cibo è stato trasformato in merce sempre uguale in tutto il mondo, completamente staccato da come, dove e da chi viene prodotto, è stato un lungo passo dopo passo di dodicimila anni. Quello che mettiamo nel nostro piatto è diventato un bene indifferenziato – commodity, si dice in gergo – qualcosa di cui c’è richiesta, ma che viene offerto sul mercato senza differenze di qualità. Petrolio, grano, caffè, cellulari… sempre di merce si tratta.

pop-art-878x400Ci fu un tempo in cui qualcuno, più o meno furbescamente tentò la provocazione, mercificando in infinite riproduzioni volti famosi accanto a barattoli di zuppa che finirono – venduti a caro prezzo come opere d’arte – a far bella mostra di sè sulle bianche pareti dei salotti intellettuali. Era l’epoca della Pop-art, ultimi giri di giostradi un’arte che in buona parte ha continuato soltanto a rispecchiare il vuoto che la circonda.

1Più di una voce insiste nel dire che l’esperienza umana è, quasi sicuramente, arrivata a toccare il limite di non ritorno. O si coglie l’opportunità di cambiamento una volta per tutte o ce la vedremo brutta. L’occasione è ora, per ripensare ogni cosa, mettendosi in gioco, facendo tesoro dell’esperienza passata.

Sull’etichetta della passata di pomodori di un amico che affianca al suo marchio quello di Genuino Clandestino c’è scritto: “E’ più sana una pagnotta confezionata in un grande stabilimento agroalimentare o una pagnotta di farina di grano biologico impastata a mano dal contadino di fiducia? Per noi non c’è paragone ma per qualcun altro sì. Genuino Clandestino è una campagna che denuncia una serie di norme ingiuste che equiparando i prodotti contadini trasformati a quelli delle grandi industrie li rende fuori legge. Aiutaci a cambiare le cose.”

575484_401770403248046_1197678425_nAllo stesso modo, il mondo sembra pieno di artisti e poeti, ma in realtà è molto difficile trovare qualcuno che viva in modo poetico e artistico; la grandezza di un’opera non sta nell’astuzia delle forme o nel cinismo delle parole, bensì nella concezione del mondo che essa esprime, visto che l’arte non è un metodo o una professione, ma il modo di esistere di un essere umano.

Ma “perduto ogni discernimento, l’arte è stata data in affidamento al denaro, e queste sono le sue coerenti scelte. Ma il denaro fa terra bruciata intorno a sé. Come nell’osceno spettacolo dei media, a cui l’arte attuale si ispira, rimane un solo sentimento autentico: il desiderio di successo travestito da gesto creativo. L’arte di oggi è l’arte delle veline e delle facce rifatte, la sua estetica chirurgica è l’estetica del successo.( … ) Noi ci guardiamo attorno e vediamo infinite bolle di vuoto che aleggiano in un’atmosfera di vacua irresponsabilità. Irresponsabile e vacua è l’attuale politica e l’attuale società d’irresponsabili veleni  e di vacui consumi, così come irresponsabile e vacua è l’arte che tale società esprime.” (3)

 Se in un altro tempo – questa volta passato da poco come è stato quello della mia gioventù che gridava nelle piazze degli anni ’70 – il “nemico” aveva i volti di una classe sociale, oggi si sa bene che chi ha vinto, mischiando molto le carte, si è confuso nei mille volti del mercato che non guarda in faccia nessuno. E’ da lì che bisogna stare fuori, con attenzione con molta forza e con determinazione, che si producano pane, parole o tele dipinte, la sostanza non cambia. E’ più che necessario stare fuori da un mondo il cui potere si basa su immagini vendute al posto della realtà, dove perfino l’oggetto più insulso può essere trasformato in opera d’arte e il cibo peggiore troneggiare all’ipermercato.

La vita è creatività ed è lontana distanze infinite dagli scaffali illuminati e dai riflettori. Sta in luoghi occasionali, decentrati, inventati e ricercati ostinatamente insieme a tutti coloro che, piano piano, stanno andando a formare i fili di una immensa tela nella quale, secondo la strategia del ragno, prima o poi ciò che non ha senso finirà imprigionato.logo-terra-bene-comune-2

1)   Emmanuel Anati, Arte Rupestre. Il linguaggio dei primordi, Capo di Ponte (BS), Edizioni del Centro Camuno di studi preistorici, 1994.

2)   Francesco Porzio, Sfratto! Ovvero: Manifesto per un’arte futura, Milano, Casa editrice Libera e senza Impegni, 2011.

3)    Francesco Porzio, op. cit.

 

 

Arte in affidamento

1793935864Quest’anno, dal 29 gennaio al primo febbraio, la fiera d’arte di Bologna ha festeggiato la sua quarantesima edizione:190 gallerie d’arte moderna e contemporanea (il 41% in più dal 2013), 222 espositori totali (il 28% in più dal 2013), a conferma della crescita e dell’importanza internazionale della fiera, come la più grande esposizione di arte italiana moderna e contemporanea …

Evento, a quanto pare, degno di nota e, proprio per questo, ne parlavano su un canale radio RAI la scorsa settimana. Mentre prestavamo ascolto non riuscivamo a credere alle nostre orecchie: l’arte italiana – che sì, è concettuale e si fa un po’ fatica a comprendere quel che vogliono dire tutti quei bravi artisti, ma poi ci si riesce – sta andando benissimo. Si vende molto poiché il divario sempre più grande tra persone molto, molto ricche e persone che si stanno sempre più impoverendo fa bene al mercato dell’arte. I ricchi stanno investendo in opere d’arte, amano l’arte, quindi la fiera di Bologna festeggia con grande soddisfazione questa quarantesima edizione.

Ci siamo chiesti se chi stava parlando si rendesse conto di quel che andava dicendo. Ma no, solo un lieve imbarazzo viene celato dietro ai discorsi che, girando a vuoto, eludono l’argomento. In qualche modo si ammette che le cose stanno così, lo si sa, che cosa ci si può fare, quindi guardiamo piuttosto a come questo fa bene alle casse dei mercanti.

picasso-1-666664_tnCi vuole coraggio per aggirare i problemi in questo modo, o un gran pelo sullo stomaco, come in altra maniera si potrebbe dire. Fiere come questa non fanno altro che confermare ai nostri occhi come ogni discernimento sia ormai andato perduto e l’arte sia stata data in affidamento al denaro. Queste sono le sue scelte. Coerenti.  Però, come ci ricorda il già da noi citato Francesco Porzio, il denaro fa terra bruciata intorno a sé e come nell’osceno spettacolo dei media, a cui l’arte attuale si ispira, rimane un solo sentimento autentico: il desiderio di successo travestito da gesto creativo.

Manifesto per un’arte futura

img416SFRATTO! ovvero Manifesto per un’arte futura – Scritto nel 2008 dallo storico dell’arte Francesco Porzio, ne consigliamo vivamente la lettura  integrale nell’edizione, sui generis, che ne hanno fatto quelli  della “casa editrice  Libera e senza impegni”. Una denuncia appassionata della condizione dell’arte contemporanea, niente altro che lo specchio della contemporanea società. Di seguito ve ne diamo un cospicuo assaggio.

 ( … ) Il mondo sembra pieno di artisti e poeti, ma è molto difficile trovare qualcuno che vive in modo poetico. ( … ) la grandezza dell’opera ( … ) è nella concezione del mondo che esprime. Non ci importa quello che un artista fa ma quello che è, perché consideriamo l’arte non un metodo o una professione, ma il modo di esistere di un uomo. ( … ) Perduto ogni discernimento, l’arte è stata data in affidamento al denaro, e queste sono le sue coerenti scelte. Ma il denaro fa terra bruciata intorno a sé. Come nell’osceno spettacolo dei media, a cui l’arte attuale si ispira, rimane un solo sentimento autentico: il desiderio di successo travestito da gesto creativo. L’arte di oggi è l’arte delle veline e delle facce rifatte, la sua estetica chirurgica è l’estetica del successo.

( … ) Noi ci guardiamo attorno e vediamo infinite bolle di vuoto che aleggiano in un’atmosfera di vacua irresponsabilità. Irresponsabile e vacua è l’attuale politica e l’attuale società d’irresponsabili veleni  e di vacui consumi,così come irresponsabile e vacua è l’arte che tale società esprime. 

( … ) In un mare di informazioni accessibili a tutti, gli artisti di domani sono di nuovo isolati e sconosciuti. Ultimi difensori della vita circondati da lugubri segnali di morte, essi sono una miniera sconosciuta di immagini misteriose e irridenti che scorrono davanti agli occhi dei ciechi e degli adoratori del vuoto. ( … ) All’inizio il loro cammino può apparire incerto, perché costruiscono sulle macerie. Talvolta espongono i loro orgogliosi quadretti in luoghi di fortuna o su baldacchini improvvisati, fra le grida dei mercati rionali o agli angoli delle strade; altre volte li cedono sulla rete realizzando l’equivalente di una pizza. Così ha ridotto l’arte sincera il milionario mercato, così ha espulso da sé il meglio abbracciando la mortifera immagine di se stesso.

 ( … ) Come i turisti di massa, che raggiungono i luoghi della bellezza quando è stata distrutta, il critico giunge alla soglia dell’arte quando ha cambiato indirizzo. ( … ) La sua incapacità di comprendere ciò che è vitale si traduce nell’esaltazione acritica del nuovo. La sua mentalità da secondino nella vita si trasforma nella celebrazione di ogni libertà nell’arte, impedendogli di avvertire la responsabilità della creazione e il valore delle costrizioni.

( … ) Ma noi consideriamo il loro disprezzo come un onore e la loro cecità come una conferma. In realtà essi non possono giudicare nulla, perché i loro occhi vuoti non sanno neppure cosa guardare dentro un’opera.

( … ) Si tenta di spacciare per creazione artistica una demiurgia fondata sul nulla.

Ci raccontano che l’arte ha continuato a regnare indisturbata, ma noi la vediamo diversamente. Una catena è stata interrotta, anche se la frattura viene minimizzata in ogni modo.

Da circa cinquant’anni, cioè da quando si è dissolta l’ultima avanguardia, la guida è passata dagli artisti al mercato. L’arte ha cessato di rispecchiare il movimento reale della vita, riducendosi a una ricerca astratta di nuovi linguaggi.

( … ) La Restaurazione contemporanea  ha smantellato ogni ideale artistico e lo ha sostituito con la logica del profitto. ( … ) Colti di sorpresa dal benessere, corteggiati dalla società dei consumi, viziati da un pubblico sempre meno ostile, abbiamo visto crescere a dismisura l’orgoglio e la vanità degli artisti. ( … ) li abbiamo guardati attraversare le avanguardie rapinandone con cinico eclettismo gli stili e confezionando pasticci impreziositi da mistero a buon mercato; li abbiamo osservati ridurre l’arte a una battuta di spirito o a un nano di plastica ricavandone enormi guadagni; li abbiamo guardati, stupefatti, mentre riuscivano a trasformare l’oggetto più insulso in opera d’arte senza neppure l’arte di un trucco; insomma li abbiamo visti ricostruire giorno dopo giorno l’edificio dell’accademia esaurendo fino all’ultima goccia il linguaggio che era nato per combatterla.

Non si può comprendere l’arte del nostro tempo se non si tiene conto che oggi un figlio potrebbe uccidere il padre perché gli ha regalato una sottomarca della Nike.

Noi vediamo una stretta correlazione fra questi fenomeni, che elevano il nulla all’ennesima potenza.

( … ) Solo in una società nella quale milioni di cervelli mal funzionanti sono convinti che una firma applicata a un oggetto qualunque ne accresca in modo esponenziale il valore, può svilupparsi un’arte in cui un oggetto qualsiasi diventa un’opera d’arte degna di un museo grazie alla semplice firma di un’artista.

( … ) La società che esprime la simulazione artistica è la stessa in cui la menzogna viene assunta come forma corrente di comunicazione. E’ la stessa in cui milioni di votanti danno fiducia a una persona che non ha mai rivolto loro una sola parola sincera ed è la stessa in cui la parola sfacciatamente falsa della pubblicità viene accettata senza alcun rigetto.

Noi propugnamo un’arte che rifletta tutto l’uomo, non soltanto la parte che gli fa comodo. E’ su questo punto che si gioca la partita. ( … ) L’arte deve rendere conto dell’uomo e l’uomo deve rendere conto dell’arte. Solo quando questo circuito si chiude può nascere qualcosa di credibile. Ciò significa che ogni segno, ogni parola pronunciata dall’artista chiama in causa l’integrità della sua esistenza come uomo. Ciedere questo alla maggioranza degli artisti significa espellerli dall’organismo dell’arte come fastidiosi batteri.

( … ) Più si diventa ricchi e più si diventa miserabili; allo stesso modo, più si diventa “artisti” e meno si ha a che fare con l’arte.

( … ) Uomini prima che “artisti”, individui traboccanti di colori e di mistero per i quali il confine tra la vita e l’arte è in continuo movimento: ogni opera potrebbe valere e non valere, ogni gesto potrebbe essere futile o ultimativo.

( … ) Noi disprezziamo i professionisti e i professori delle gran cattedre, che attribuiscono all’arte il più grande valore mentre trascurano ciò che vale nella vita.

( … ) I titoli delle mostre e dei fenomeni artistici sono modellati sugli slogan commerciali ( … ) spacciano per “artistici” dei messaggi tesi unicamente al profitto e fondati sul vuoto.

Mentre l’arte creativa prescinde dal favore del pubblico e dal successo economico, quella accademica scaturisce da questo rapporto e si realizza soltanto all’interno di esso. Le sue opere vengono scambiate al telefono come i titoli di borsa.

( … ) Noi proponiamo di introdurre il concetto di inquinamento estetico e di inserire la difesa dalla pubblicità nella carta dei diritti dell’uomo. ( … ) Poiché la pubblicità è il cardine della società dei consumi, su di essa vige un’omertà assoluta. Nessuno osa mettere in dubbio la sua insostituibile funzione. Ebbene noi sosteniamo che la più invadente fonte di inquinamento estetico, la pubblicità, andrebbe abolita del tutto. L’immorale promozione di un prodotto da parte di chi ne trae profitto andrebbe stigmatizzata nelle scuole, additata al pubblico disprezzo, perseguita per legge e sostituita da indicazioni redatte dai consumatori.

( … ) Senza nulla da dire, incapace di creare ma ostinato a “fare” l’artista, il giovane accademico confeziona un’opera di attualità che tiene conto del pianeta che si avvelena e della gente che soffre. Sposando una nobile causa egli spera di gabellare per arte un messaggio sociale garantendosi almeno il consenso, all’interno della vasta maggioranza di coloro che non comprendono l’arte, di chi è sensibile a certi temi. Ma in questo modo, anche se utilizza le forme e le tecniche più insolite, egli non fa che asservire l’arte a un contenuto già morto.

( … ) Il legame fra l’arte e la positività dell’esistenza passa per strade ben più profonde e misteriose! Esso si manifesta quando l’osservatore rivive il processo che ha portato l’artista a creare l’opera fino al punto di scorgere in essa, per un istante, l’immagine più elevata di sé.

( … ) Le epoche in cui fiorisce la grande arte sono quelle in cui non si sa che cos’è, non se ne parla, non si crede di poterla insegnare.

( … ) Siamo convinti che l’autentica creazione artistica tenda alla maggiore semplicità possibile e pensiamo che quanto maggiore è la semplicità, tanto maggiore è la profondità – cioè la complessità – della rappresentazione della vita.

( … ) Per noi l’arte può dirsi realistica o astratta quando aspira in modo realistico e insieme astratto a una verità, quando mira a esprimere un ideale morale di cui l’autore deve rendere conto non soltanto come artista, ma nella totalità della sua persona.

Noi vogliamo ricostruire una comunità artistica etica, immorale ed elitaria, quale è stata smantellata nell’ultimo mezzo secolo di prostituzione intellettuale alla società dello spettacolo.

( … ) Gli artisti e gli intellettuali contemporanei hanno accettato la logica del successo, in base alla quale per affermarsi occorre vendersi ai media e al consumo. Intimoriti o allettati dal denaro, hanno accettato l’idea da pezzenti dell’anima che non comparire significa non esistere.

Al contrario, avere successo significa scomparire.

Noi sappiamo che la vita sta altrove e non aspiriamo a esistere nel nulla.

( … ) nessun animale ci spaventa quanto l’uomo e nessun pericolo ci atterrisce quanto la stupidità umana.

( … ) La provocazione dell’arte contemporanea è una favola a cui non crede più nessuno; se mai è esistita, oggi è ridotta a una formula commerciale. Alcuni artisti avevano giocato con questo stupore per disarmare un pubblico ostile; l’arte accademica lo ha trasformato in un’astuzia per compiacere un pubblico favorevole. ( … ) Piccolo trauma progettato affinchè un trauma effettivo non si produca ( … ) Noi sappiamo che la radicalità dell’arte non risiede nella violenza con cui si esprime, ma nella posizione dell’autore in rapporto alla verità.

Nell’arte nulla è più impoetico della provocazione. I grandi artisti si sono sempre occupati di creare e non di provocare

( … ) La foto di un’attrice sporcata di colore, un barattolo, un telefono da campo, un quarto di bue. Che cos’è? Un capolavoro. Ma se non è niente! Sì, ma non era mai stato fatto prima. Ma non è: – niente – lo stesso! Troppo tardi, è già in un museo. Lo scopo del critico contemporaneo non è più individuare il valore, ma giustificarlo oltre ogni evidenza. ( … ) il critico attuale celebra il nulla dell’arte accademica contemporanea servendosi della concezione più volgare dell’arte d’avanguardia ( la novità, la provocazione, l’attualità, ecc. )

( … ) Da più di mezzo secolo gli artisti non combattono più la loro lotta per affermare le ragioni dell’individuo in una società che sembra avere scorto in esso il suo peggiore nemico. In pieno accordo con una società opulenta e massificata, essi hanno deciso di percorrere strade più sicure e hanno trasformato un’avventura rischiosa in una comoda rincorsa al guadagno e al successo. ( … ) quello che conta è avere uno stile, una cifra riconoscibile; spesso sono gli artisti stessi a pianificare l’operazione. Occorre che il tuo logo si imprima rapidamente nei flebili cervelli dei consumatori.

( … ) Ma quello che non cessa di sorprenderci è l’infima qualità delle persone. ( … ) oggi vediamo l’arte nelle mani di persone alle quali gli artisti che essi credono di ammirare non rivolgerebbero neppure la parola.

Le piccole persone, coloro che non hanno dentro di sé la misura della vita e della morte, non dovrebbero occuparsi dell’arte. ( … ) Ai loro occhi, offuscati dalla meschina complessità della cultura, sfugge la grandiosa semplicità della creazione. ( … ) Queste persone prendono il sopravvento nei periodi impoetici, quando ogni ideale è spento. Sono gli accademici di ogni tempo: artisti, curatori di mostre e di musei, professori universitari, critici, galleristi, collezionisti: Nell’imbecillità dilagante di una società drogata dal benessere essi trovano il loro ambiente naturale.

Ma ancora una volta sono entrati nella casa dell’arte e l’hanno trovata vuota.