la vita è creatività

KM-101.173_kleinQuale legame intercorre tra arte e agricoltura?  Ce lo siamo chiesti e ne abbiamo fatto un articolo che è uscito, un po’ in disparte, tra le righe della Casella Postale di “A rivista anarchica” in questo mese di giugno.  Lo riportiamo tale e quale.

Arte genuina e clandestina

 Sulle pagine di questa rivista si è parlato più volte della “comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare” che si fa chiamare Genuino Clandestino. Diversi gli articoli su esperienze in atto in zone diverse d’Italia e nel 2015 la recensione al libro uscito per quelli di Terra Nuova Edizioni: Genuino Clandestino. Viaggio tra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere.

Da quando scrissi quella recensione ad oggi mi è capitato di fare amicizia con alcune persone che hanno scelto di vivere del lavoro contadino e che, per poterlo fare con dignità, hanno scelto di rimanere completamente fuori dal mondo del grande commercio alimentare ed essere quindi clandestini, come provocatoriamente amano definirsi, visto che nessuno è meno clandestino di chi vende i suoi prodotti in piazza e invita a visitare i propri luoghi di lavoro a garanzia della genuinità del suo prodotto.

Incrociando a questa realtà molti altri pensieri e passioni un giorno mi son detta che era possibile formulare l’ipotesi: Arte sta al mondo-mercato dell’arte come Genuino Clandestino sta all’agrobusinnes. Infatti paragonare l’arte all’agricoltura può sembrare assurdo soltanto a prima vista, a uno sguardo frettoloso che proceda mettendo ogni cosa, separata dall’altra, nel suo classificatore. In realtà entrambe producono beni essenziali per la nostra vita, entrambe hanno a che fare con la bellezza, entrambe sono vittime del medesimo disgraziato destino che sta alterando alla radice la loro fisionomia.

AgricolturaSappiamo bene che, originariamente, non esistevano né arte né agricoltura ma solo esseri umani mossi da bisogni e creatività, che vivevano in relazione alla terra dalla quale ricavavano sostentamento, e sulla quale lasciavano tracce del loro passaggio.

Credo sia importante andare a ritroso nel tempo per comprendere e poter ragionare su cose per noi così essenziali come cibo e arte; per trovare il valore originario di ciò che permette la nostra vita, quel che sta al principio e la cui distruzione sta causando danni irreversibili. Possiamo farci le stesse domande che si è fatto l’archeologo Emmanuel Anati nel corso dei suoi studi e, ad esempio, chiederci cosa rivela l’arte dei primordi sulla natura stessa dell’arte, intesa come fenomeno che coinvolge l’intera specie umana? Se l’essere umano dipinse ed incise sulle pareti rocciose da quando gli si attribuisce il carattere di sapiens e lasciò le sue impronte, sotto forma di arte rupestre, negli angoli più remoti dei cinque continenti, questo straordinario proliferare di arte visuale cosa ci racconta della nostra stessa essenza? (1)

800px-Algerien_5_0049Se l’essere umano ha vissuto per epoche intere di caccia e raccolta e solo la degenerazione relativamente recente ha trasformato la piccola primordiale agricoltura in bisogno di accumulo per colmare ansia di sicurezza e brama di potere, questo che cosa ci racconta?

Non cerco di guardare indietro come a una sorta di paradiso perduto – che oltretutto paradiso probabilmente non era – ma se quello che caratterizza la nostra contemporaneità è proprio la possibilità di attingere a un bagaglio immenso di conoscenza, e poi di tessere i fili che attraversano le esperienze, la storia e la preistoria da cui quella conoscenza è scaturita, perché non farne buon uso, perché non imparare, perché non interrogarci e fare di quel particolare tipo di intelligenza che ci caratterizza come homo sapiens evoluto il volano per invertire la rotta? Non sto dicendo novità, voglio solo mettere accenti e sottolineare il bisogno di unire le esperienze che ci fanno vivere; di dar valore al pane insieme alle rose, tanto per usare una metafora e rifarmi a una vecchia amata canzone.

Parlando di cibo la storia sembra abbastanza semplice, con l’arte le cose si complicano un po’. Allora vorrei provare a dare un’occhiata – seppure sommaria – alla storia del concetto di arte per notare come si sia andato formando e trasformando solo nel corso del tempo più recente, quello che, per intenderci, alle nostre latitudini facciamo partire dall’antichità greca e latina. Lo stesso concetto prima era inesistente.

Il termine a quel tempo stava a significare la conoscenza delle regole mediante le quali si era in grado di produrre un oggetto ed era sicuramente più vicino a ciò che oggi chiamiamo artigianato. Infatti si dice ancora per un lavoro manuale ben eseguito che è stato fatto “a regola d’arte”.

Brevissimamente possiamo quindi dire che le prime “classificazioni dell’arte” iniziarono nel periodo greco ellenistico (dal 323 a.C. al 31 a.C. per avere un’idea in termini di tempo), si definirono maggiormente nel Medioevo (arti comuni, arti liberali) e fu soltanto nel corso del Rinascimento che la condizione sociale degli artisti migliorò a tal punto da contribuire a separarli dagli scienziati e dagli artigiani.

E’ nella prima metà del 1700 che il filosofo tedesco Baumgarten conia il termine estetica, mentre, verso la fine del medesimo secolo, i concetti di bello e di arte incominciarono a essere messi in discussione fino ad arrivare, con il Novecento, a far diventare il termine stesso di arte un concetto aperto in cui potevano confluire varie sfaccettature e definizioni. Si arriva così alla storia dell’arte più recente e alle cosiddette “avanguardie artistiche” che hanno avuto l’obiettivo di trasformare, più o meno radicalmente a seconda dei casi, le stesse finalità dell’arte. Ma anche quel tempo è finito e – citando Francesco Porzio dal suo Manifesto per un’arte futura – oggi ci tocca un’epoca dove “i professori del contemporaneo usurpano le forme che artisti degni di questo nome avevano impiegato con la saggezza del primitivo e la maturità del bambino e le utilizzano per esprimere il nulla con l’irresponsabilità dell’adulto civilizzato e la puerile volgarità delle accademie di ogni tempo. Essi non immaginano neppure la forza della creazione perché tutto ciò che hanno saputo fare, ancora una volta, è stato trasformare la libertà in un sistema di convenzioni”. (2)

9213753Le forme dell’arte sono usurpate tanto quanto è cambiato il nostro rapporto con il cibo e la terra da cui esso nasce. Centinaia di migliaia di anni ci hanno visto vivere relativamente liberi, fino a quando ebbe inizio quella che viene chiamata “rivoluzione neolitica” (reperti più antichi la fanno risalire al decimo millennio a. C.) portando una modifica radicale al nostro tipo di alimentazione insieme al sistema sociale delle comunità. Da nomadi e socialmente poco strutturati diventammo sedentari, dando origine ad agglomerati di grandi dimensioni che si costituirono in villaggi e città. Gli esempi più noti di società agricole neolitiche organizzate sono le città sumere, la cui nascita segna anche il passaggio dalla preistoria alla storia.

176A5_019_01Con gli insediamenti stabili e la coltivazione aumentò la popolazione, di conseguenza iniziarono la divisione del lavoro e le prime forme di amministrazione politica/commerciale. Fu in quel periodo che l’ambiente naturale iniziò a essere manipolato unicamente a favore della specie umana.

Da quel momento a oggi, dove il cibo è stato trasformato in merce sempre uguale in tutto il mondo, completamente staccato da come, dove e da chi viene prodotto, è stato un lungo passo dopo passo di dodicimila anni. Quello che mettiamo nel nostro piatto è diventato un bene indifferenziato – commodity, si dice in gergo – qualcosa di cui c’è richiesta, ma che viene offerto sul mercato senza differenze di qualità. Petrolio, grano, caffè, cellulari… sempre di merce si tratta.

pop-art-878x400Ci fu un tempo in cui qualcuno, più o meno furbescamente tentò la provocazione, mercificando in infinite riproduzioni volti famosi accanto a barattoli di zuppa che finirono – venduti a caro prezzo come opere d’arte – a far bella mostra di sè sulle bianche pareti dei salotti intellettuali. Era l’epoca della Pop-art, ultimi giri di giostradi un’arte che in buona parte ha continuato soltanto a rispecchiare il vuoto che la circonda.

1Più di una voce insiste nel dire che l’esperienza umana è, quasi sicuramente, arrivata a toccare il limite di non ritorno. O si coglie l’opportunità di cambiamento una volta per tutte o ce la vedremo brutta. L’occasione è ora, per ripensare ogni cosa, mettendosi in gioco, facendo tesoro dell’esperienza passata.

Sull’etichetta della passata di pomodori di un amico che affianca al suo marchio quello di Genuino Clandestino c’è scritto: “E’ più sana una pagnotta confezionata in un grande stabilimento agroalimentare o una pagnotta di farina di grano biologico impastata a mano dal contadino di fiducia? Per noi non c’è paragone ma per qualcun altro sì. Genuino Clandestino è una campagna che denuncia una serie di norme ingiuste che equiparando i prodotti contadini trasformati a quelli delle grandi industrie li rende fuori legge. Aiutaci a cambiare le cose.”

575484_401770403248046_1197678425_nAllo stesso modo, il mondo sembra pieno di artisti e poeti, ma in realtà è molto difficile trovare qualcuno che viva in modo poetico e artistico; la grandezza di un’opera non sta nell’astuzia delle forme o nel cinismo delle parole, bensì nella concezione del mondo che essa esprime, visto che l’arte non è un metodo o una professione, ma il modo di esistere di un essere umano.

Ma “perduto ogni discernimento, l’arte è stata data in affidamento al denaro, e queste sono le sue coerenti scelte. Ma il denaro fa terra bruciata intorno a sé. Come nell’osceno spettacolo dei media, a cui l’arte attuale si ispira, rimane un solo sentimento autentico: il desiderio di successo travestito da gesto creativo. L’arte di oggi è l’arte delle veline e delle facce rifatte, la sua estetica chirurgica è l’estetica del successo.( … ) Noi ci guardiamo attorno e vediamo infinite bolle di vuoto che aleggiano in un’atmosfera di vacua irresponsabilità. Irresponsabile e vacua è l’attuale politica e l’attuale società d’irresponsabili veleni  e di vacui consumi, così come irresponsabile e vacua è l’arte che tale società esprime.” (3)

 Se in un altro tempo – questa volta passato da poco come è stato quello della mia gioventù che gridava nelle piazze degli anni ’70 – il “nemico” aveva i volti di una classe sociale, oggi si sa bene che chi ha vinto, mischiando molto le carte, si è confuso nei mille volti del mercato che non guarda in faccia nessuno. E’ da lì che bisogna stare fuori, con attenzione con molta forza e con determinazione, che si producano pane, parole o tele dipinte, la sostanza non cambia. E’ più che necessario stare fuori da un mondo il cui potere si basa su immagini vendute al posto della realtà, dove perfino l’oggetto più insulso può essere trasformato in opera d’arte e il cibo peggiore troneggiare all’ipermercato.

La vita è creatività ed è lontana distanze infinite dagli scaffali illuminati e dai riflettori. Sta in luoghi occasionali, decentrati, inventati e ricercati ostinatamente insieme a tutti coloro che, piano piano, stanno andando a formare i fili di una immensa tela nella quale, secondo la strategia del ragno, prima o poi ciò che non ha senso finirà imprigionato.logo-terra-bene-comune-2

1)   Emmanuel Anati, Arte Rupestre. Il linguaggio dei primordi, Capo di Ponte (BS), Edizioni del Centro Camuno di studi preistorici, 1994.

2)   Francesco Porzio, Sfratto! Ovvero: Manifesto per un’arte futura, Milano, Casa editrice Libera e senza Impegni, 2011.

3)    Francesco Porzio, op. cit.

 

 

Arte, religione, linguaggio.

img420Riprendere gli scritti del Professor Anati è importante per noi. Lo sguardo indagatore che ci offre, sulle origini della nostra specie, la sua evoluzione e i suoi comportamenti, permette all’esperienza dell’oggi di collocarsi dentro un percorso evolutivo che restituisce giusta proporzione e fondamentale importanza a ogni passaggio della nostra esperienza. Restituisce senso di appartenenza e aiuta nel ritessere consapevolmente fili di collegamento e legami consequenziali con il mondo dei nostri antenati. Non siamo biglie rotolanti a caso in un universo inospitale ma tasselli lungo un viaggio di conoscenza che è la nostra Storia. I linguaggi che abbiamo sviluppato, l’arte, la religione, hanno raccontato e raccontano le tappe più o meno fondamentali di questa “epopea umana”. Conoscerli ci sostiene nell’attraversamento dei momenti più difficili e può aiutarci a non compiere errori irreparabili. I brani che seguono – tratti da La religione delle origini, edizioni del centro studi camuni – rendono l’idea, seppur per sommi capi, della storia che ci portiamo dentro, che non è solo patrimonio culturale.

img421La specie umana esiste sulla terra da oltre quattro milioni di anni. Nel corso della sua esistenza, si sono sviluppate le capacità dell’uomo di esprimersi e di operare, in diversi modi. Con l’apparizione dell’Homo sapiens è avvenuta una rivoluzione nel meccanismo della logica, nel modo di pensare, nella capacità di astrazione e sintesi, rivoluzione che non ha paralleli, per quanto è dato sapere, né nelle precedenti tappe dell’uomo, né in alcun’altra specie animale. Il linguaggio visuale, la capacità e l’esigenza di cercare un senso ed un ordine prestabilito nelle forme e nei fenomeni della natura, la ricerca di comunicazione con entità ed energie immateriali o invisibili, sono espressione di tali nuove acquisizioni e si presume siano nate da questa rivoluzione. (…) L’ipotesi darwiniana, secondo la quale l’homo sapiens sarebbe il risultato di una linea evolutiva che ha avuto manifestazioni parallele in varie parti del globo, appare in contraddizione con alcune caratteristiche universali dell’umanità “sapiens”, che la indicherebbero invece come il prodotto di una serie di coincidenze difficilmente ripetibili. Le stesse coincidenze sembrano indicare che questo nuovo uomo abbia avuto un’origine unica, ossia che sia nato in un luogo determinato (…). A partire da tale luogo di nascita, che si presume in Africa, egli si sarebbe poi moltiplicato ed i suoi discendenti avrebbero raggiunto gli altri continenti.

(…) Cosa avvenne precisamente in qualche angolo dell’Africa tropicale o australe, non è dato per ora sapere, ma è in quel contesto, di ambiente rigoglioso esuberante, sui margini della foresta tropicale, in una zona ricca di frutti spontanei e di grande fauna, che vanno ricercate le origini dell’Homo sapiens. La memoria collettiva di popolazioni di cinque continenti sembra riferirsi a tale patria primordiale, quando i miti parlano di “giardino dell’Eden”, “Terra dei primordi”, “il primo mondo dell’uomo” o “il Paese da cui partì la prima grande migrazione”. I miti di origine usano linguaggi allegorici e metaforici, ma la loro memoria affonda le radici nella notte dei tempi. L’ipotesi di un’origine unica dell’Homo sapiens trova una suggestiva eco nell’epos di Adamo ed Eva. Il quesito sull’origine unica dell’Homo sapiens è strettamente connesso al problema dei primordi delle religioni: origine unica o evoluzioni parallele? A quanto pare vi sono paradigmi universali del comportamento religioso. (…) E’ ipotizzabile un nucleo primario del fenomeno religioso, in tempi anteriori al periodo della grande dispersione dell’Homo sapiens.

(…) L’uomo è diventato anche artista; e forse quella di produrre arte non è solo una capacità, ma piuttosto un’esigenza della natura stessa dell’uomo. Da quel momento in poi l’uomo acquisisce una determinata dimensione visuale, concettuale e comunicativa, che rientra nel quadro di un nuovo tipo di reazione al mondo circostante e di relazione con esso.

(…) Una delle caratteristiche del meccanismo cerebrale dell’Homo sapiens è quello di provare un grande fascino per l’incredibile e volere cercare le prove per la sua credibilità. (…). Nell’arte si sono cristallizzate idee e messaggi. (…) Tra le più antiche manifestazioni artistiche note, per quanto ne sappiamo oggi, si trovano pitture rupestri in Tanzania e Namibia (31.500 / 34.000 anni fa). (…) Sembra che l’arte e le espressioni religiose dei primordi si accompagnino. Sono espressioni di esseri umani di una medesima origine, che usavano la stessa lingua e la stessa logica.

(…) Arte e religione sono prodotti di una stessa matrice cognitiva. Ambedue sono frutto di emozione; ambedue richiedono spirito di osservazione, capacità di astrazione, sintesi ed idealizzazione. Ambedue sono soggettive: se così non fosse vi sarebbe una sola religione ed un unico modo di esprimersi nell’arte visuale. Ma sembra che proprio così fosse ai primordi. Ciò conferma l’origine unica ed indica un dato fondamentale: le diversificazioni e quindi le soggettività sono sviluppi temporalmente secondari.

Arte, religione e linguaggio hanno gli stessi requisiti di logica e di processi mentali associativi che costituiscono l’eredità primaria dell’Homo sapiens. Per quanto ci è dato sapere, essi sono nati nella loro forma pura con l’Homo sapiens.

In tutte e tre queste espressioni del nostro intelletto si verifica un processo di graduale diversificazione, che può essere teorizzato a livello generale partendo dall’esame dei vari orizzonti che si sono succeduti nel tempo. Nell’arte visuale (e probabilmente anche nella musica), si ha uno stile primordiale che si è poi diversificato fino alla formazione di tendenze e stili diversi, in base a dei meccanismi di sviluppo concettuale che sono ricostruibili. Nel linguaggio è presumibile un idioma primordiale dell’Homo sapiens, all’interno del quale si sono formati dialetti che si sono successivamente sviluppati in lingue, all’interno delle quali si sono formati dialetti che si sono trasformati in lingue e così via. Per quanto riguarda la religione, è ipotizzabile un processo analogo.

Vari miti e varie credenze sono riconducibili ad archetipi comuni. Si può pertanto postulare l’esistenza, alle origini, di una religione primordiale archetipa dell’Homo sapiens, con dei principi, dei concetti di base, dei canoni essenziali, la cui eredità si conserva in tutte le religioni ancora esistenti.

Ovviamente, se questo postulato, come ci sembra, viene confermato dalla constatazione di fatti e di processi storici ricostruibili, la storia delle religioni acquisisce un nuovo volto ed una nuova logica.