Il tempo che si rinnova

Ecco.

Tutto è pronto: penombra, silenzio, raccoglimento. Il tempo si è fermato.

Il bambino può giungere. (…)

Prima di nascere il bambino viveva nell’unità. (…) non esistevano né il fuori, né il dentro, né il freddo, né il caldo.

Venendo al mondo (…) egli scopre questi opposti, inseparabili. (…) Respirando per la prima volta, valica una soglia. Eccolo, inspira. E da questa inspirazione nasce il suo contrario, l’espirazione. Che a sua volta …

(…) il principio stesso di questo mondo, dove tutto è respirazione, ondulazione, dove tutto, eternamente, nasce dal proprio contrario, il giorno dalla notte, l’estate dall’inverno, la ricchezza dalla povertà, la forza dall’umiltà.

Senza fine. Senza principio.

(F. Leboyer, “Per una nascita senza violenza”)

Georges_de_La_Tour_10In questi giorni che precedono il Natale, con la luce che riprende lentamente ad allungare le giornate e già preannuncia il tempo dei germogli, mentre il frastuono commerciale, per occultare dolori e tragedie, tenta di annullare il silenzio, ci è piaciuto ricordare la nascita attraverso le parole di Frederick Leboyer e due dipinti di epoche differenti.

Il primo, del 1600, è una intensa e commovente natività dipinta dal francese Georges de La Tour, uno dei principali esponenti del barocco francese che, si dice, fu fortemente influenzato da Caravaggio.

Fine osservatore della vita quotidiana, con una straordinaria maestria nel dipingere scene illuminate da fonti di luce come candele o lampade, probabilmente non ha voluto ritrarre la natività di Gesù ma una semplice nascita, come il titolo attribuitogli dagli studiosi – le Nouveau-né, il neonato – ci fa intuire. In effetti non vi sono dettagli narrativi e soltanto tre figure riempiono tutto lo spazio scenico. Se il soggetto facesse riferimento alla storia di Gesù potrebbero essere Maria col bambino appena nato in braccio e Anna, la madre di Maria, oppure la nutrice accorsa alla capanna di Betlemme come invece narrano i vangeli apocrifi. Come unica fonte di luce quella di una candela che illumina il neonato il quale, a sua volta, emana un tale splendore da diventare egli stesso sorgente di luce per le donne che gli stanno accanto. Di fatto, chiunque siano le figure nella scena rappresentata, essa ci appare come simbolo, commovente e universale, della maternità e della vita che la comunità familiare genera e custodisce: trasparenza palpabile della presenza divina nella quotidiana normalità che l’intimità della luce diffonde.

NoldeEmil-TheNativity_1912Più o meno tre secoli separano il primo dipinto dal secondo, la nascita di Gesù del tedesco Emil Nolde al quale abbiamo dedicato un post agli inizi dello scorso mese di novembre. Rappresentando la nascita l’opera è la prima di una serie di dipinti – con al centro, più grande, la crocefissione – che raccontano la vita di Gesù.

In questo bellissimo quadro espressionista, dove il bambino è sollevato verso il cielo stellato, come dono della vita alla vita, ritroviamo la stessa assenza di falsi misticismi e il corpo nudo di una piccola creatura, quasi casualmente umana, assume la forza potente che la nascita di ogni forma vivente porta con sé.

Con l’augurio che il Natale possa segnare l’inizio, per tutti noi, di un tempo che sempre si rinnova, nel giorno dopo giorno, rendendo onore alla vita.

 

 

Quadri non dipinti

noldeEmil Nolde ha cantato la natura coi colori magnifici della sua tavolozza. L’ha resa splendente, fantastica, gioiosa e stupefacente. Figlio di contadini, nacque nel 1867 nell’omonimo villaggio tedesco presso Tondern, vicino al confine con la Danimarca. Il suo vero nome era Emil Hansen ma, a partire dal 1902, si fece chiamare come il paese natale, per sottolineare il legame con la sua terra.

10463785_514081818726244_373363809816620035_oAppartiene alla generazione di Toulouse-Lautrec, Edvard Munch e Jawlensky (del quale divenne amico), di Kandinskij, Bonnard e Matisse ma, fino al momento in cui lasciò la scuola per iniziare l’apprendistato come intagliatore del legno a Flensburg, non era mai andato oltre l’ambito ristretto del suo villaggio. Furono quindi i comportamenti e gli orizzonti mentali di un gruppo sociale strutturato in maniera prettamente rurale e intatta a segnare la sua formazione. “Guardandomi indietro, gli anni dell’infanzia trascorsa nel mio villaggio natale mi stanno davanti come un soleggiato mattino di primavera. (…) Nella casa dei miei genitori regnava la pace, molta bellezza e una certa religiosità”.

2 voltiCresciuto in mezzo alla campagna si sentiva come fiore o albero che si nutre e vive della terra su cui vive:“ vedevo il cielo e le grandi nuvole e quelli erano i miei amici (…) facevo un buco profondo e stretto nella terra e mi distendevo dentro a sognare, nel vago desiderio che tutto il nostro mondo meraviglioso fosse la mia innamorata” . Passati i trent’anni, tornando nei luoghi dove era nato, ebbe una gran quantità di visioni immaginarie: “da qualsiasi parte mi girassi la natura, il cielo, le nuvole erano vivi. In ogni sasso, nei rami di ogni albero, dappertutto, le figure delle mie visioni si alzavano e vivevano la loro vita, restando immobili o agitandosi selvagge. E mi entusiasmavano, ma allo stesso tempo mi tormentavano perché mi chiedevano con insistenza di dipingerle”.

emil-nolde-landscape-in-red-lightEmil Nolde divenne uno degli artisti maggiormente considerati e popolari del ‘900. Appartiene alla stirpe dei pittori inquieti, che convivono con la propria fatica quotidiana, per sondare dentro di sé le profonde ragioni dell’essere, il senso caparbio di una ricerca senza approdi rassicuranti che coincide con la ragione stessa della vita. Ciò nonostante quello che Nolde ci ha mostrato e ci mostra non supera mai la soglia della comunicazione immediata, non impedisce mai che il rapporto tra immagine e realtà possa essere ristabilito, compreso e valorizzato.

Emil Nolde - Tutt'Art@ (51)La sua vita fu segnata da avvenimenti fondamentali quali, come si è detto, il legame con la terra di origine, l’idiosincrasia per la vita di città (Berlino in particolar modo), un viaggio nei Mari del Sud e un controverso rapporto con l’ideologia del Terzo Reich, ma la sua pittura non devierà mai dal solco primigenio che la determinò per diventare accondiscendente veicolo di propaganda. Rimase sempre testimonianza di antichi affetti, intensa nostalgia per una natura originaria e incontaminata, crescente percezione di elementi mistici e visionari legati alla cultura nordica.

sunset-over-bleu-mountains-emil-nolde1Le sue opere – come quelle di molti altri artisti – furono dichiarate dal regime nazista “arte degenerata”, ne furono impedite le mostre, i quadri furono tolti dai musei e gli fu impedito di dipingere. Molti artisti scapparono dalla Germania, Nolde invece si ritirò nella casa che aveva acquistato vicino al suo luogo d’origine e lì rimase, anche dopo la fine della guerra, per il resto della sua vita.  Non obbedì alla proibizione nazista e di nascosto in quegli anni dipinse piccoli acquarelli che chiamò “quadri non dipinti”.

Fuori dalla sua casa aveva creato un giardino e in quel giardino (ancora esistente e visitabile) fu sepolto nel 1956 accanto ad Ada, la compagna della sua vita.