Ricordarsi ancora

Il-poeta-News-1124x1124Abbiamo partecipato, nel teatro sociale di Gualtieri, al viaggio sulle tracce della vocazione artistica di Pietro Ghizzardi guidato da Silvio Castiglioni, davvero bravo nel suo essere narratore e interprete della figura di quell’uomo, umile e incolto, che trovò nella pittura la vita e il senso della propria vita. Una necessità: quella di esprimersi, di affermare la propria esistenza attraverso l’arte e, dopo una vita di esclusione, trovare un veicolo di comunicazione con l’umanità.

Martora-1965-tecnica-mista-su-cartone-44x795Pietro Ghizzardi visse nelle stesse campagne della bassa reggiana, lungo il Po, che furono di Ligabue e Zavattini. Personaggi assai differenti ma in risonanza con la sua poetica, con un mondo contadino fatto di tradizioni e superstizioni ormai lontane, finite, che resistono attraverso la narrazione epica del suo Mi richordo anchora, romanzo popolare in forma autobiografica, composto dallo stesso Ghizzardi, che Einaudi pubblicò nel 1976.

ghizzardi leone TerrAmare-defPietro Ghizzardi, come Ligabue, per lungo tempo fu incluso nella cerchia dei pittori naif; oggi viene rivalutato come artista contemporaneo a pieno titolo.

Al di là delle definizioni che, secondo noi, lasciano sempre il tempo che trovano ci interessa introdurlo nel nostro blog come espressione del senso di una vita. Una figura per la quale dipingere era “sentirsi vivo”, semplicemente sentire di esistere. In questo crediamo stia il cuore dell’arte, la necessità ultima.

db7b9d1eea3c60bd6ad48f0b992001ee_origCi piace riportare, oltre ad alcune immagini, le parole con cui Cesare Zavattini introdusse il libro di Ghizzardi :

C’è un uomo nella Bassa sui settant’anni che si chiama Pietro Ghizzardi ed è un grande uomo. Ma da parecchio prima che cominciasse a dipingere e a far parte della trinità padana dei naifs, Ligabue, Rovesti e lui. La pittura non c’entra per il tipo di grandezza cui mi riferisco, essendo grande perché ha sofferto grandemente, perché è stato umiliato grandemente e nelle pagine di questo libro con qualche accento profetico domanda: « Fino a quando continuerete a fare questo?».
Io lessi le sue memorie quando erano in boccio e dissi: « Corro subito ad abbracciarlo ». Poi non corsi ad abbracciarlo, passò del tempo, si dimentica, questa è la vita, e si onora purtroppo più facilmente un artista che un uomo.
Lo incontrai dopo la prima mostra luzzarese dei naifs al pranzo invernale dopo la mezzanotte, diventato ormai rituale, tutti avevamo trovato il nostro posto a tavola e Ghizzardi no. Ricordo ancora che se ne stava in piedi in un angolo con la paura di disturbare, sdentato, il paletò abbottonato male.32547-Pietro_Ghizzardi_Gianni_Berengo_Gardin_1975_ca_Casa_Museo_Pietro_Ghizzardi_1_

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