L’altra metà

Si raccoglie il vissuto

perché si cerca di non essere cancellate dal futuro. (L.V.)

 

images-2Nel 1980 a Milano si tenne una grande mostra, di quelle che non si vedono più, frutto di lunga ricerca e serio lavoro. A curarla fu la storica dell’arte Lea Vergine: L’altra metà dell’avanguardia, 1910/ 1940 ovvero le artiste, le donne europee, russe, americane che in quel trentennio parteciparono ai movimenti di ricerca che costituirono uno dei periodi più ricchi di fermento artistico della storia dell’arte.

 Cosa assai rara, il catalogo dell’esposizione è stato ripubblicato in forma di libro circa dieci anni fa per quelli delle edizioni il Saggiatore. Chiunque sia interessata/o a conoscere il ruolo dell’arte femminile nei movimenti del secolo passato – dal Blaue Reiter, al Cubismo, Futurismo, Surrealismo, passando per il Dadaismo, il Bauhaus, l’Astrattismo ecc. – trova in questo testo un supporto indispensabile per farsi un’idea ed eventualmente approfondire.

images-1Sono oltre 100 le artiste di cui possiamo leggere le schede biografiche e, quando possibile, informazioni riguardo al loro lavoro, resuscitandole così dall’oblio da cui solo poche furono risparmiate. Rimozione dovuta, in parte, a disattenzione ma perlopiù causata dai molti pregiudizi della critica maschile/maschilista che spesso causò l’autocensura da parte delle artiste stesse. Le persecuzioni razziali e le devastazioni di ben due guerre fecero il resto.

imagesDi alcune di loro, come Carol Rama o le surrealiste Leonora Carrington, Remedios Varo e Georgia O’Keeffe, potete incominciare a leggere andando a ritroso sulle pagine di questo blog; ad altre è nostra intenzione rendere onore prossimamente. Pensiamo che anche questo possa contribuire al lento, inesorabile, faticoso e difficile lavoro che vuole restituire alle donne lo spazio che compete loro: in tutti gli ambiti l’altra metà.

images-3Per concludere vogliamo citare il bilancio fatto da Lea Vergine nel 2004, in occasione della pubblicazione del libro, e messo in appendice al testo: “Purtroppo è ancor oggi molto raro imbattersi in una pubblicazione che non sia a metà strada tra raccolta velleitaria di dati antropologici e romanzerie, quando si affronta il percorso dell’invenzione femminile. Non si riesce a intravedere l’apocalisse che scaturisce dalla consapevolezza del vuoto e del buio: la stanza del ricamo come focolaio di sedizione. Non si fa mai caso al fatto che ci si muove nel continente nascosto di personalità abituate a far scorrere il tempo senza che il tempo passi, dove non si conosce il passato perché si cerca di ricordare il futuro. Per non soccombere. Non si trattò mai di canzoni di resa, né di madrigali predicatori, ma di emblemi audaci della condizione umana detti con una ferocia che ha avuto sempre a che fare con l’innocenza. Spesso le opere avevano lo stile e il sapore del diario – vedi frida Kahlo o Carol Rama – e del diario ebbero la forza di attentare al farisaismo dei rapporti tra le persone, la lucidità di rivelare l’impostura del quotidiano.”

One thought on “L’altra metà

  1. Quanta storia femminile è andata persa, e non solo nel mondo dell’arte.
    È la stessa identità dell’essere donna che viene negata in questa damnatio memoriae a cui molte menti eccelse, molte anime coraggiose vennero condannate. E per millenni le bambine non ebbero che contro-modelli a cui ispirarsi, in cui identificarsi: o modelli maschili (che andavano contro il proprio essere donne) o modelli di “fuorilegge” (di donne rifiutate e/o considerate qualcosa di cui vergognarsi).
    Anni fa, vivendo a Milano, considerai quante poche vie fossero dedicate a donne della storia, mentre ci sono tantissime vie dedicate a emeriti sconosciuti di sesso maschile. Non c’è posto per le donne, nel ricordo collettivo, non quanto ce n’è per gli uomini.