Carol Rama

carol ramaDi alcune artiste che costellarono la prima metà del secolo scorso abbiamo già parlato: Georgia O’Keefe , Leonora Carrington, Remedios Varo, ad esempio, che ebbero tutte grandi legami col Messico. Carol Rama invece era italianissima ma, con loro e altre ancora, fece parte di quel “continente abbandonato” di cui nel 1980 fu possibile vedere i lavori, esposti nel Palazzo reale di Milano, in una mostra ormai entrata a far parte della storia. L’altra metà dell’avanguardia fu il titolo dato a quell’esposizione, frutto di una lunga ricerca, che perlustrò territori caduti nell’oblio, che Lea Vergine compì per squarciare il velo di  silenzio che per decenni aveva avvolto le ricerche solitarie di molte pittrici.

carolOlga Carolina Rama quindi. Nacque a Torino il 17 aprile 1918 nella famiglia di un piccolo industriale che produceva automobili col marchio Sintesi. Quando l’azienda paterna entrò in crisi e dichiarò fallimento Carol era ancora bambina e insieme alla sua famiglia visse anni molto difficili, aggravati dalla separazione dei genitori e poi, nel 1942, dal suicidio del padre.


ramaPittrice. Iniziò a dipingere giovanissima, come autodidatta, per cercare evasione. Dipingo per guarirmi, ebbe a dire nel 1981,  e compì la sua formazione  frequentando Felice Casorati, a quell’epoca il “maestro” più noto e influente della città, il cui atelier era un effervescente cenacolo. Dipinse ritratti e figure geometriche aderendo, nel 1950, al Movimento arte concreta, paesaggi e maschere tribali, organi genitali maschili e femminili, orinatoi e protesi ortopediche, scarpe e occhi di vetro. Ciò nonostante non fu mai volgare. Probabilmente, in una Torino piuttosto conservatrice e puritana, le sue scelte non le furono d’aiuto. Grande temperamento, secondo i suoi amici, insopportabile per quanti si limitavano ad un esame superficiale della sua figura d’artista. Carol Rama non seguì mai regole o schemi prestabiliti, comportandosi, invece, in maniera istintiva e con una buona dose di innocenza tanto che proprio Lea Vergine la definirà “una scheggia impazzita nella città di Casorati. Ebbe il coraggio di dire cose tipo: “Per fare i pittori bisogna avere le palle ed essere spiritosi”».

Carol-Rama-Dorina-19401Troppo eccentrica per avere successo popolare con le sue immagini conturbanti di sessi, protesi, arti, dentiere; troppo fuori dagli schemi dell’arte, per stile e per comportamento; troppo solitaria nel rifugio della sua claustrofobica mansarda torinese con le finestre coperte da tende nere.

«A me piacevano quei sessi femminili grandissimi che faceva Fontana, ringraziavo Manzoni che con le sue scatolette ci aveva invitato a pensare alla merda. Ma trovavo volgare che dovesse dichiarare, scrivendolo, che il barattolo conteneva merda. Quando io disegno un sesso maschile, e ne ho disegnati tanti, penso che non possano essere volgari perché fan parte del corpo, come un piede, una testa. A me fan star bene, io disegno e sto bene. E senza paure. La paura è indice di qualcosa che non hai realizzato. Forse l’unica paura che può avere un artista è quella della povertà».

rama2Alla Biennale di Venezia del 2003 ricevette il Leone d’oro. Chiamata ufficialmente a ringraziare non si mostrò per nulla risarcita, ma giustamente sembrava ancor più risentita e caustica ricordando con tenera rabbia “la fame patita e l’incomprensione”. Sembrava dire: bravi merli adesso ve ne accorgete? Ma piantatela con le cerimonie! Io “ci sono sempre stata e con tremenda fatica, ma voi, burocrati della critica e dei musei, dove eravate?”

carol 2Onore al suo spirito indomito.

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